sabato 22 febbraio 2014

Hummus di ceci con cumino e semi di sesamo – Hummus with cumin and sesame seeds

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Eccomi qui, in questo sabato pomeriggio tranquillo e assolato, seduta accanto alla finestra, la mia postazione preferita. E’ un pò di giorni che sentivo la mancanza di questo momento quasi di intimità tra me e voi. Metto su una canzone e il resto viene da sé.

Mentre vi scrivo, di tanto in tanto, guardo fuori il giardino e i miei bei cespugli, il biancospino, la kerria e la kenzia così ben allineati e ancorati alla terra, le chiome, che si allungano in cerca di luce, si riempiono di giorno in giorno di foglie tenere, ancora verde pastello e sembra quasi impossibile abbiano resistito  sotto la pioggia battente di questo periodo.  Adoro la sensazione di forza, di pace e insieme di ‘respiro’, che provo, nel godermi questa semplice vista, di una natura che non si ferma, cascasse il mondo ( ed è proprio il caso di dirlo) e che chiede solo un pò di rispetto.

Nel vortice dei miei pensieri, che oggi vagano da una cosa all’altra senza quasi un percettibile filo conduttore, ho deciso di raccontarvi una ricetta che affonda le sue radici solide e ferme, in un tempo e in una terra molto lontana da me, ma solo geograficamente parlando. Cercando informazioni e curiosità su di lei, ho poi scoperto (qui ) che in armeno il suo nome ha il suono dell’ ‘amore’: ‘hamos’.

E’ un segno.

E allora vi regalo una piccola cosa.

Tempo fa scrissi un brevissimo ‘racconto, quasi una visione:

Il Viaggio.  

<<C’è un luogo dove non sono mai stata che è luce per i miei occhi.

E’ un luogo fatto di colori che si impastano tra loro: di blu, di rosso, di giallo oro. I colori dell’arcobaleno.

E’ la terra degli altopiani dai profili smussati, delle pietre cesellate.

E’ un luogo di preghiere sussurrate in una stanza in penombra con la luce che filtra dai vetri imperfetti, di passi sommessi, attutiti dai tappeti che ricoprono i pavimenti. Vorrei poter camminare tra i suoi vicoli intrisi di polvere color cannella, fermarmi dietro un angolo e spingere lo sguardo al di là della grata ricamata della finestra fino a quel piccolo cortile interno, tendere l’orecchio ed immobile, appoggiata a quel muro, ascoltare il cicaleggio melodioso delle donne intente alla preparazione del pranzo per poi, sì, respirare quell’aria che sa di spezie e foglie di té. E’ la terra degli albicocchi, dei melograni. E’ una terra lontana che parla una lingua antica, orgogliosa.

Ma è una terra martoriata, intrisa del sangue dei suoi figli trucidati e di quelli fuggiti e sparpagliati al mondo come polline fecondo trasportato dal vento.

Un giorno ho incontrato la sua memoria, ci sono scivolata dentro e ho condiviso il suo dolore come fosse il mio.

Ho amato le sue parole, scritte per non dimenticare. Il mio sogno è un viaggio nell’anima di questo paese. l’Armenia.

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Preparata, assaggiata e innamorata all’istante. Ve la consiglio.

Gustatela con verdure crude, su del pane azimo o anche con crostini di pane integrale tostato e ringraziamo i nostri fratelli medio-orientali per averci donato tanta grazia.

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Ingredienti:

300 gr ceci lessati ( una volta che li preparo, visto i lunghi tempi di cottura, ne cuocio sempre in abbondanza almeno 500 gr di ceci secchi, poi li sporziono e li congelo per averli pronti quando ne ho bisogno al volo senza dover ricorrere a quelli in scatola)

1 cucchiaio di salsa tahina (basta frullare 100 gr di semi di sesamo precedentemente tostati ma non bruciacchiati, con 2 cucchiai di olio extravergine ed eventualmente un pizzico di sale)

2 cucchiai olio di sesamo ma io con tutta sincerità ho utilizzato un corposo olio extravergine toscano 

1 cucchiaio di semi di cumino

1 cucchiaino di semi di sesamo (per decorare)

1 spicchio d’aglio

succo di 1/2 limone

prezzemolo qualche rametto

sale q.b

 

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Il procedimento è veramente semplicissimo, basta mettere nel frullatore  i ceci lessati con un paio di cucchiai di olio (se non la volete troppo calorica), lo spicchio d’aglio dopo aver eliminato l’anima, il succo di limone, i semi di cumino leggermente tostati, lasciandone alcuni per la decorazione finale e la salsa tahina. Frullate il tutto, regolate di sale e trasferite in una ciotola. Tritate il prezzemolo e aggiungetelo alla preparazione, insieme ai semi di cumino rimasti e al cucchiaino di semi di sesamo.

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with love

Pippi

mercoledì 12 febbraio 2014

Workshops di fotografia food: i nuovi appuntamenti

 

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In questi ultimi mesi molti di voi mi hanno scritto chiedendomi se avessi in programma altri workshop di fotografia food, per cui, eccomi qui con gli appuntamenti  per i prossimi mesi. Sono certa però che questa lista si arricchirà di altre date per cui, segnatevi questo link e non perdetelo di vista!!

Per chi volesse maggiori informazioni sui dettagli e i costi dei corsi può scrivermi a laurad66@hotmail.it mettendo come oggetto il corso su cui si richiedono informazioni, tipo: corso Leopolda, oppure corso Bassano, o ancora corso Rivoli Base o Rivoli Avanzato. Tenete conto che i corsi sono a numero chiuso.

Saranno tutti corsi teorico/pratico per cui i partecipanti dovranno portarsi la propria macchina fotografica ed eventualmente anche il treppiede. Vorrei  inoltre rincuorare i principianti assoluti che spesso mi scrivono di aver perso qualsiasi speranza… vi prenderò per mano e imparerete, come ho fatto io, che la macchina fotografica non è un ‘corpo estraneo’ ma sta semplicemente aspettando di diventare una amica inseparabile,  fidatevi.

Alcune piccole precisazioni a cui tengo in modo particolare.

Il corso del 22 marzo 2014, a Bassano del Grappa presso l’Hotel Alla Corte di Roberto Astuni, è stato organizzato dalla vulcanica Sara Di Dolcizie che ha sempre in serbo qualche idea geniale. Qui sarò affiancata da Morena Roana ( www.mentaecioccolato.com) una mia carissima amica che ci condurrà nel delicato mondo delle ‘forme’ dei lievitati. Da qualche mese è uscito il suo libro Soffice Soffice edito da Trenta editori , che tra l’altro sta andando a ruba, avrete  quindi la possibilità di avere una maestra straordinaria per la sua professionalità e serietà. Lavorerete con lei e apprenderete molti segreti del mondo dei lievitati.

A coloro che si iscriveranno al corso avanzato dell’11 maggio 2014  presso la scuola di cucina La Maggiorana, (una location fantastica) vi dico solo che avrò l’onore di collaborare con Erica Maggiora  la più giovane chef del Cordon Bleu d’Italia, una formidabile professionista, solare, generosa e abituata a lavorare solo con grandi fotografi. Erica sarà per noi una fonte inesauribile di preziosi consigli e ci aiuterà a rendere i nostri piatti e le nostre ricette semplicemente sublimi.

 

Ed ora cominciamo:

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Programma corso di fotografia food:

- prima parte teorica per acquisire le tecniche basi della fotografia in generale: l’esposizione (iso, apertura di diaframma, tempi di scatto), il bilanciamento del bianco.

- cenni sulla gestione della luce naturale e artificiale con utilizzo di pannelli riflettenti

- cenni sulla composizione dell’immagine e la costruzione di un set

- pratica di still life su due o più set differenti e primi passi nella tecnica del  food reportage 

 

 

 

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Programma:

- prima parte teorica per acquisire le tecniche basi della fotografia in generale: l’esposizione (iso, apertura di diaframma, tempi di scatto), il bilanciamento del bianco.

- cenni sulla gestione della luce naturale e artificiale con utilizzo di pannelli riflettenti

- cenni sulla composizione dell’immagine e la costruzione di un set e sulle inquadrature più efficaci

- pratica su due o più set differenti.

 

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Programma del corso teorico/pratico:

- prima parte teorica per acquisire le tecniche basi della fotografia in generale: l’esposizione (iso, apertura di diaframma, tempi di scatto), il bilanciamento del bianco.

- cenni sulla gestione della luce naturale e artificiale con utilizzo di pannelli riflettenti

- cenni sulla composizione dell’immagine e la costruzione di un set e sulle inquadrature più efficaci

- pratica su due o più set differenti.

 

 

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Programma di food photography (corso teorico/pratico)

  1. -Luce ambiente e luce artificiale, gestione ed accorgimenti.
  2. - Utilizzo dei pannelli riflettenti per il gioco delle ombre.
  3. - Come si crea un set, gli accostamenti di colori e materiali, le diverse inquadrature e tecniche di ripresa, la scelta del  punto di messa a fuoco e la composizione dell'immagine.
  4. - Fotografare a mano libera come nella fotografia di reportage e su treppiede come nelle fotografia da studio.
  5. - Pratica con due o più set differenti.

 

Programma del food styling con Erica Maggiora (corso teorico/pratico)

- La scelta degli elementi e dei colori per decorare e capire come utilizzarli nella maniera corretta, utilizzando creatività e armonia nei colori.

- Lo studio della dimensione del cibo da fotografare e quindi dell’impiattamento e successivamente la decorazione. Controllo dei punti di colore e quindi degli abbinamenti cromatici.

- Utilizzo dei fiori freschi e delle spezie nelle decorazioni dei piatti.

- Come rendere lucide le salse e mantenere i colori vivi nelle cotture.

- Come procedere alla composizione della scena. A piccoli passi per completare la decorazione di un piatto da fotografare. 

 

 

un abbraccio a tutti!

 

 

with love

Pippi

lunedì 10 febbraio 2014

Orzotto con cipollotto e opunzie – Barley with spring onion and opuntias

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Ieri era primavera.

Ho camminato sulla spiaggia respirando l’aria salmastra di un mare in tempesta. Ho chiuso gli occhi e lasciato che il sole, caldo e invitante, toccasse finalmente la mia pelle per farla arrossire un pò, non di vergogna ma solo di ‘piacere’. Il fruscio delle biciclette che sfilano sul marciapiede del lungomare, il rollio attutito dei pattini di bambini traballanti ma pieni di coraggio, coppiette di ogni età che si tengono per mano, podisti, concentrati e immersi come in trance nel loro mondo, che ti sfiorano veloci, cani silenziosi che camminano mollemente senza perdere di vista i loro padroni.

Voci, risate, parole pronunciate sommessamente, nell’unico giorno di sole, come per paura che quell’incanto potesse svanire.

Oggi è inverno.

Difficile riprendersi dopo una domenica trascorsa così e svegliarsi, il giorno dopo, di nuovo con la pioggia…

Quando le giornate sono uggiose uno dei rimedi per trascorrerle al meglio è preparare qualcosa di buono per consolarsi senza perdere di vista le buone abitudini di mangiare solo cose sane e genuine (sono a dieta…#sapevatelo!!).

I primi giorni dell’anno, ho ricevuto una mail che arrivava direttamente dalla Puglia. Leggere le parole scritte dal mittente è stato come essere di nuovo inondata da quel sole luminoso, dai sassi bianchi e dalla terra rossiccia e carnosa  di quella regione che amo per più di un motivo. Margherita è una donna piena di entusiasmo e passione, si è trasferita da Trieste a Lecce ed ha iniziato una nuova avventura come solo le donne sanno fare.

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Margherita Diviccaro   vive a Tricase in provincia di Lecce e si è dedicata alla coltivazione e valorizzazione della Opunzia Dilleni, una cactacea originaria del Messico i cui frutti sono ricchissimi di antiossidanti, vitamina C, Manganese, Potassio e Calcio. I suoi fichi, ricoperti da insidiose spine, sono di uno straordinario color magenta, hanno un gusto leggermente acidulo, simile a quello del ribes rosso e dell’uva e  un vago profumo di rosa.  

A differenza del Fico d’India, di questi piccoli frutti si utilizza solo la polpa sottile con la buccia, dopo aver eliminato le spine e la parte centrale, costituita da semi coriacei avvolti in una sostanza gelatinosa.

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Margherita, Titti per gli amici, produce una confettura extra di opunzie senza conservanti né pectina e con solo il 20 % di zucchero che dovete assolutamente provare!

Troverete le sue opunzie e le sue confetture a Identità Golose presso l’Arte del Convivio e per chi ne volesse sapere di più potete contattare Margherita direttamente qui: tittidivi@gmail.com.

Io ho pensato di utilizzare questi piccoli fichi in un primo piatto abbinandoli ai morbidi chicchi d’orzo cotti come fossero risotto e accostandoli al cipollotto di tropea, dolce e profumato.

Ingredienti:

300 gr orzo in chicchi

2 cipollotti di Tropea

3 o 4 opunzie

50 gr parmigiano reggiano grattugiato

brodo vegetale q.b.

olio extravergine d’oliva

sale, pepe

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In una casseruola scaldate 3 cucchiai d’olio extravergine, fatevi rosolare per un minuto il cipollotto affettato sottilmente (anche parte del gambo verde), versate l’orzo e fate tostare per qualche minuto, sfumate con 1/2 mestolo di brodo vegetale bollente (preparato con acqua salata,  carota, sedano, porro, aglio, 1 pomodorino e il gambo di prezzemolo).

Continuate la cottura aggiungendo man mano altro brodo bollente fino a quando i chicchi non saranno diventati morbidi ma ancora piuttosto tenaci sotto i denti.

Nel frattempo avrete pulito le opunzie (a me Margherita le ha mandate già despinate) tagliatele a metà nel senso della lunghezza, con un cucchiaino eliminate il cuore centrale con i semi, sciacquatele e tamponatele.

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Tagliatele a striscioline sottili o a cubetti, ponetele in un padellino con un filo di olio e fatele saltare per pochi istanti, senza farle cuocere troppo altrimenti il loro rosso magenta si spegnerà.

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Quando l’orzotto sarà cotto, mantecate con un paio di cucchiai di olio, il parmigiano reggiano grattugiato e completate con le opunzie saltate in padella.

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Ingredients:

300 g barley in grain

2 spring onions of Tropea

50 g grated Parmesan cheese

vegetable stock q.b.

extra virgin olive oil

salt and pepper

In a saucepan heat 3 tablespoons of olive oil, sauté for a minute the onion, thinly sliced ​​(including the green stem), pour the barley and toast it for a few minutes, than pour in 1/2 ladle of boiling vegetable stock (prepared with salt water, carrot, celery, leek, garlic, tomato and a stalk ok  parsley).
Continue cooking, gradually adding more boiling stock until the grains will be soft but still pretty tough to eat.
In the meantime you need to clean the opuntias eliminating the thorns, cut them in half length-wise, and with a teaspoon eliminate the central core with the seeds, rinse and dab.

Cut into thin strips or cubes, put them in a pan with  1 tbs of olive oil and sauté for a few moments, without overcooking them otherwise their magenta colour will turn off.

When the ‘orzotto’ (barley)  is cooked, stir in with two tablespoons of olive oil, the grated Parmesan cheese and finish with sauteed slices of opuntias a cousin of the prickly pears.

 

 

with love

Pippi